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Studio Minilimo: «Una casa iconica? Quella che non vorremmo mai cambiare»

di Sara Tamburini

Per lo studio Minilimo il progetto non nasce per stupire, ma per durare nel tempo. Lisa Rambaldi e Monica Pastrello spiegano come architettura e interior design possano trasformare gli spazi in luoghi che raccontano l’identità di chi li abita.

Nel panorama dell’architettura e dell’interior design contemporaneo, la casa si trasforma sempre più da semplice contenitore a spazio emotivo e funzionale, capace di evolvere insieme alle persone. Dall’unione professionale tra l’architetta Lisa Rambaldi e l’interior designer Monica Pastrello nasce Minilimo, studio di progettazione con sede a Preganziol (Treviso) che fa dell’equilibrio tra estetica, ascolto e rigore sartoriale il proprio marchio di fabbrica. Attraverso un approccio che intreccia la visione volumetrica e la cura maniacale del dettaglio, Rambaldi e Pastrello raccontano la loro idea di abitare autentico, dove il lusso coincide con il benessere quotidiano e la coerenza progettuale.

Come nasce il vostro sodalizio professionale e come si è evoluto nel tempo?

Rambaldi: «Prima ancora dello studio è nata un’amicizia. Ci siamo incontrate in un momento in cui entrambe avevamo maturato esperienze diverse, ma condividevamo lo stesso modo di guardare gli spazi: non come semplici contenitori, ma come luoghi capaci di influenzare il benessere e la quotidianità delle persone. Confrontandoci sui progetti ci siamo accorte che le nostre sensibilità si completavano e che, insieme, riuscivamo a dare vita a idee più ricche e profonde di quelle che avremmo sviluppato singolarmente».

Pastrello: «Anche il nome Minilimo racconta questa storia. Nasce dall’unione dei nostri nomi, Lisa e Monica, ma racchiude anche il significato più autentico del nostro modo di progettare. La parola Mini rappresenta tutto ciò a cui dedichiamo più attenzione: quei dettagli che spesso sembrano piccoli, ma che per noi sono l’anima di ogni progetto. Può essere un taglio di luce, una proporzione, un materiale, un nodo progettuale o un oggetto scelto con cura. Sono proprio questi elementi, frutto di ricerca, sensibilità e ascolto, a dare identità e carattere a uno spazio. Per noi il dettaglio non è mai un’aggiunta finale, ma una parte fondamentale del progetto. È ciò che rende una casa autentica, personale e capace di emozionare nel tempo. In fondo, Mini rappresenta il nostro modo di lavorare: mettere il massimo della cura, della ricerca e dell’intenzione in ogni scelta, anche in quelle che possono sembrare invisibili. Perché siamo convinte che siano proprio i dettagli a fare la vera differenza».

Arrivate da percorsi e competenze diverse, una con una formazione in architettura e l’altra nell’interior design. In che modo queste differenze si completano e come arricchiscono il vostro modo di progettare?

Pastrello: «Pur arrivando da percorsi diversi, crediamo che sia proprio questa diversità a rendere il nostro approccio più completo. Da interior designer, il mio sguardo parte spesso dall’atmosfera. Prima ancora di pensare agli arredi o alle finiture, mi interessa capire quale emozione dovrà trasmettere quello spazio e quale storia racconterà attraverso la luce, i materiali, i colori e gli oggetti. Ogni progetto nasce dall’ascolto delle persone che lo vivranno: cerco di interpretarne lo stile di vita, le abitudini e i desideri, trasformandoli in ambienti autentici e profondamente personali. Credo che una casa debba emozionare, accogliere e creare benessere, senza mai rinunciare alla praticità e alla funzionalità. È da questo equilibrio tra sensibilità estetica ed esigenze quotidiane che prende forma il mio modo di progettare».

Progetto all’interno di un palazzetto terra-cielo a Treviso

Rambaldi: «Io porto invece uno sguardo profondamente legato all’architettura. La mia formazione mi ha insegnato a leggere lo spazio nella sua essenza, comprendendone struttura, proporzioni, volumi e potenzialità ancora prima che vengano definite le finiture. Per me progettare significa costruire un equilibrio in cui ogni scelta ha una funzione precisa e contribuisce a migliorare concretamente il modo di vivere la casa. Analizzo con attenzione i flussi, la distribuzione degli ambienti, il rapporto tra luce naturale e spazi, affinché ogni soluzione sia non solo esteticamente armoniosa, ma anche intuitiva, funzionale e duratura. Il mio approccio è guidato dall’idea che un buon progetto non debba mai essere fine a sé stesso, ma capace di rispondere alle esigenze di chi lo abita oggi e di adattarsi nel tempo all’evoluzione della vita quotidiana. È proprio l’incontro tra questi due approcci a definire il nostro metodo di lavoro: da una parte l’attenzione all’emozione, all’atmosfera e all’identità degli spazi, dall’altra il rigore progettuale, la visione d’insieme e la ricerca di un equilibrio tra estetica e funzionalità. Due sensibilità diverse che dialogano costantemente e che ci permettono di creare ambienti coerenti, accoglienti e profondamente personali, dove ogni dettaglio ha un significato e ogni scelta nasce da una visione condivisa».

C’è un progetto che, più di ogni altro, racconta chi siete come progettiste? Cosa lo rende così speciale per voi?

Pastrello: «Più che un singolo progetto, pensiamo che ci rappresentino maggiormente quelli in cui siamo riuscite a trasformare il modo di vivere una casa, non solo il suo aspetto. Ma se dovessimo sceglierne uno, penseremmo al progetto E+S, nato per una famiglia di quattro persone che desiderava ritrovare equilibrio nella propria casa senza ricorrere a interventi strutturali. È un progetto che racconta perfettamente il nostro modo di lavorare, perché dimostra come il design non debba necessariamente stravolgere gli spazi, ma sappia valorizzarli attraverso scelte consapevoli. L’appartamento aveva già una buona distribuzione, ma mancavano organizzazione, capacità contenitiva e una visione d’insieme. Abbiamo quindi lavorato sul progetto d’interni, introducendo soluzioni su misura che migliorassero la quotidianità: una libreria passante che organizza gli ambienti senza chiuderli, una cucina concepita come un vero volume architettonico con un’isola multifunzionale, il recupero del pavimento in legno esistente, nuovi materiali come la microresina e una palette cromatica che dialoga con la luce naturale per creare un’atmosfera calda, equilibrata e personale. Questo progetto rappresenta bene la nostra idea di interior design: non inseguire l’effetto scenografico, ma costruire spazi in cui estetica e funzionalità crescono insieme. Ogni scelta nasce da un’esigenza concreta e ogni dettaglio contribuisce a migliorare il modo di vivere la casa. La soddisfazione più grande è arrivata quando i proprietari ci hanno detto: «Finalmente questa casa ci rappresenta». È probabilmente il riconoscimento più bello che possiamo ricevere, perché significa che non abbiamo semplicemente progettato degli interni, ma abbiamo dato forma a un luogo capace di raccontare la loro identità».

Concept store “Arti Urbane”, Ferrara

Il concetto di icona urbana spesso richiama edifici spettacolari. Secondo voi, anche una casa può diventare iconica per chi la vive? Attraverso quali elementi, emozioni o dettagli?

Rambaldi: «Non inseguiamo l’effetto wow e non progettiamo case che chiedono di essere ammirate e poi vissute a compromessi. Crediamo che la bellezza non debba sottrarre nulla alla funzione, anzi che debba, piuttosto, esaltarla. Per questo disegniamo spazi in cui ogni scelta ha un senso, ogni dettaglio una ragione, ogni elemento il proprio posto. In architettura si parla spesso di icone urbane: edifici che diventano simboli di una città. Noi crediamo che anche un interno possa esserlo. Non per chi passa davanti, ma per chi lo abita. Un luogo che diventa un riferimento quotidiano, un’esperienza di benessere, la misura personale di ciò che significa vivere bene. Per noi, una casa iconica non è quella che tutti riconoscono, è quella che chi la vive non vorrebbe mai cambiare, perché lo rappresenta, lo accoglie e migliora, ogni giorno, il modo in cui abita lo spazio. La nostra idea di interior design non è creare qualcosa che colpisca per un istante, ma creare qualcosa che, ogni giorno, continui a dare la stessa soddisfazione. Aprire un armadio, attraversare una cucina, usare un angolo della casa e pensare, senza accorgersene: è esattamente come dovrebbe essere. Per noi, il progetto migliore è quello in cui la funzione diventa così bella da non distinguersi più dall’estetica: in questo concetto è racchiusa la nostra filosofia progettuale».

Quando progettate un ambiente, elementi come luce naturale, materiali, serramenti e rapporto tra interno ed esterno quanto incidono sulla qualità finale dello spazio? C’è un aspetto che considerate irrinunciabile?

Rambaldi: «Per noi luce naturale, materiali, serramenti e rapporto tra interno ed esterno non sono elementi separati, ma parti di un unico linguaggio progettuale. Ogni scelta influenza l’altra e acquista valore solo quando è pensata all’interno di una visione complessiva. La luce naturale è probabilmente il primo materiale con cui progettiamo. È viva, cambia durante il giorno e nelle stagioni, disegna i volumi, valorizza le superfici e determina la percezione dei colori. Per questo la consideriamo un elemento progettuale, non un semplice dato di partenza. Anche la scelta dei materiali nasce dalla stessa filosofia: prediligiamo materiali autentici, capaci di raccontare una storia, di invecchiare con eleganza e di acquisire carattere nel tempo. Crediamo che la qualità di uno spazio non risieda nell’effetto scenografico, ma nella sensazione di benessere che riesce a trasmettere ogni giorno. Se c’è un principio a cui non rinunciamo mai è la coerenza del progetto. Ogni decisione, dalla distribuzione degli spazi fino al dettaglio di una finitura, deve rispondere a un’idea precisa e contribuire a creare un ambiente in cui estetica, funzionalità ed emozione convivano in modo naturale. Quando ogni elemento dialoga con gli altri senza forzature, la casa diventa un luogo autentico, capace di accogliere, durare nel tempo e migliorare davvero la vita di chi la abita».

Le case oggi devono essere belle, funzionali, sostenibili e sempre più capaci di rispondere ai bisogni di chi le abita. Qual è la sfida che vi appassiona di più e quale, invece, è la più complessa?

Pastrello: «La sfida che ci appassiona di più è progettare case che sappiano evolvere insieme alle persone. Oggi le esigenze cambiano molto più rapidamente rispetto al passato: si lavora da casa, cambiano le abitudini familiari, gli spazi devono essere flessibili. Pensare ambienti capaci di adattarsi nel tempo è uno degli aspetti più interessanti del nostro lavoro. La parte più complessa è trovare il giusto equilibrio tra desideri, budget e possibilità reali. I social ci mostrano immagini perfette, ma il nostro compito è trasformare quelle ispirazioni in case autentiche, sostenibili e soprattutto vivibili. Crediamo che il lusso contemporaneo non sia avere spazi enormi o oggetti costosi. Il vero lusso è abitare una casa progettata su misura, dove ogni scelta ha un senso e dove ci si sente bene ogni giorno. Se riusciamo a creare questa sensazione, allora il progetto ha davvero raggiunto il suo obiettivo».

Progetto di ristrutturazione completa di un appartamento a Treviso

Qual è la visione che guida Minilimo oggi e quale segno vorreste lasciare nel mondo del progetto?

Rambaldi: «La nostra ambizione è essere riconosciute per la coerenza del nostro approccio progettuale: un metodo fondato sulla ricerca continua, sull’ascolto e sulla capacità di interpretare ogni spazio senza applicare formule precostituite. Crediamo che ogni progetto debba nascere da un dialogo autentico con il luogo e con le persone che lo vivranno, perché solo così può acquisire un’identità unica e duratura. La nostra ambizione è costruire una rete di collaborazioni con designer, artigiani e creativi emergenti che condividano uno sguardo libero e contemporaneo, capace di mettere in discussione gli schemi tradizionali e di proporre nuove visioni dell’abitare. Ci interessa valorizzare chi vede il design come uno strumento per migliorare la qualità della vita, prima ancora che come un esercizio estetico».

Pastrello: «Ci piacerebbe contribuire a una cultura del progetto in cui la sobrietà non sia sinonimo di rinuncia, ma di consapevolezza. Un design essenziale, autentico e profondamente vissuto, in cui ogni scelta abbia un significato e ogni dettaglio contribuisca a raccontare l’identità di uno spazio. Vorremmo essere riconosciute proprio per questo: per la capacità di creare ambienti che non seguono le mode, ma riflettono con sensibilità e coerenza le persone che li abitano, dando vita a luoghi capaci di emozionare, durare nel tempo e lasciare un segno discreto ma riconoscibile».

 

Nella cover: a sinistra Lisa Rambaldi, a destra Monica Pastrello.

Photo credits: Studio Minilimo

Sara Tamburini

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