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Cersaie 2026, come la ceramica ridisegna lo spazio e la città

di Annarita Cacciamani
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La 43ª edizione della manifestazione bolognese ha messo in relazione superfici, architettura e modi di abitare. Un percorso arrivato fino alla trasformazione dello spazio urbano.

La ceramica è da sempre al centro di Cersaie, ma il programma che ha accompagnato la 43ª edizione del Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno ha portato il discorso altrove: verso l’architettura, il design e il modo in cui gli spazi vengono progettati e vissuti. La manifestazione, che si è conclusa il 25 settembre a BolognaFiere, ha riunito 595 aziende in 16 padiglioni, per 145mila metri quadrati di superficie espositiva. Le presenze sono state più di 92mila, con 44500 operatori internazionali, pari al 48,2% del totale.

totem2026

Totem 2026

Il programma culturale

Il percorso “Building, Dwelling, Thinking” ha portato dentro Cersaie temi che partono dalla materia e arrivano alla scala dell’edificio e della città. Si è parlato di grandi infrastrutture, di nuovi studi italiani e di architettura internazionale, con le lectio magistralis di Alejandro Aravena e Annabelle Selldorf. È un cambio di scala interessante per una manifestazione nata intorno alla ceramica e all’arredobagno. Il materiale resta il punto di partenza, ma il progetto diventa il contesto nel quale leggerlo.

annabelle selldorf

Annabelle Selldorf

Dalla superficie allo spazio

Questa impostazione è emersa anche nei “Café della Stampa”, giunti all’undicesima edizione. Il programma ha seguito ogni giorno una diversa dimensione dell’abitare: il design, gli spazi del tempo libero, l’evoluzione della casa, l’hospitality. La giornata conclusiva ha portato il confronto nello spazio urbano. Il percorso mostra quanto siano diventati sottili i confini tra discipline che per lungo tempo sono state trattate separatamente. La superficie di un interno può essere una scelta di linguaggio, ma anche una questione di durata e manutenzione. In un hotel entra nel rapporto tra identità e uso. In un intervento urbano si misura con il contesto e con la permanenza dello spazio nel tempo.

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Alejandro Aravena

Anche l’installazione “Everywhere – Unexpected Landscapes”, progettata da Dario Curatolo e Angelo Dall’Aglio, ha lavorato su questo passaggio. A “The Square” uno skyline attraversava idealmente città, poli industriali e paesaggi, mettendo in scena applicazioni della ceramica contemporanea e possibilità tecnologiche che ne ampliano gli usi. La materia, in questo caso, non veniva mostrata isolatamente. Era inserita dentro un paesaggio costruito, come parte di un sistema più ampio.

La casa non è più un confine

La progressione dei “Café della Stampa” ha reso evidente anche un altro aspetto: progettare un ambiente significa sempre più confrontarsi con funzioni che si sovrappongono. L’hospitality ne è un esempio. Gli incontri dedicati a B&B, hotel e wellness hanno affrontato il progetto degli spazi ricettivi partendo dalla relazione tra qualità dell’ambiente, uso e sostenibilità. La ceramica entra qui in una progettazione nella quale contano la percezione del luogo, la resistenza dei materiali e la loro capacità di accompagnare utilizzi diversi.

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Cersaie 2026

Il passaggio successivo è quello verso la città. Non è un salto casuale: anche lo spazio pubblico viene sottoposto a una crescente attenzione per qualità, durata e capacità di adattarsi agli usi. Il Door Café del 25 settembre, intitolato “Rigenerare lo spazio urbano. Architettura, materia e nuove forme di abitare la città” ha affrontato proprio questo tema attraverso i progetti di Park Associati presentati da Michele Rossi. Il confronto ha riguardato il rapporto tra persone, spazio e ambiente e il ruolo della materia, con particolare attenzione alla ceramica, nella continuità tra edificio e spazio pubblico. La materia non resta confinata all’interno dell’edificio. Può diventare parte della sua relazione con ciò che gli sta intorno. Cersaie 2026 lascia così una domanda agli addetti ai lavori: che cosa succede quando un materiale progettato per definire uno spazio finisce per contribuire a definire anche il luogo intorno a quello spazio?

 

Annarita Cacciamani

Photos Credits: Area Press di Cersaie

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