Dal Premio Compasso d’Oro con la sedia Frida alla sperimentazione sui materiali vivi, il racconto di un progettista che fonde manualità scultorea e rigore scientifico per dare un’anima nuova agli oggetti quotidiani.
Odo Fioravanti incentra il suo lavoro sulla sperimentazione e sulla ricerca, basi da cui prendono forma i suoi progetti. Industrial designer con la volontà di unire diverse aree del design in un unico materiale, è anche formatore e docente in numerosi master e accademie,tra cui l’Istituto Marangoni e il Politecnico di Milano.
Nella sua carriera ha disegnato numerosi oggetti per brand come Flou, COOP, Osama e LG Electronics, di cui è Global Design Advisor. Porta la sua firma anche la sedia Frida, realizzata da Pedrali, che gli è valsa il Premio Compasso d’Oro ADI (Associazione per il Design Industriale) nel 2011. Alcuni suoi lavori sono stati esposti in mostre internazionali e, nel 2010, il Design Museum della Triennale di Milano ha ospitato la sua personale “Industrious Design”.
Lo abbiamo incontrato lo scorso novembre a Nocera Superiore (SA), nella sede dell’azienda Hebanon Basile 1830, in occasione del talk “La materia che punta al cielo”. Qui il legno, insieme alla pietra e al metallo, è stato il protagonista del confronto con le sorelle Basile. In questa occasione, Fioravanti ha definito il legno come una “prima materia”, capace di trasformarsi e quasi “vivente”. E proprio la sedia che gli è valsa il Compasso d’Oro resta l’esempio perfetto del suo metodo: per creare un oggetto riproducibile in serie, Fioravanti parte sempre dallo studio della materia grezza. «Questa sedia non l’ho disegnata», racconta, «l’ho intagliata lavorando il legno».
Odo Fioravanti
Quale è il materiale a lei più congeniale?
Faccio sempre fatica a dirlo. Ogni materiale ha una sua inclinazione, persino quelli considerati artificiali come la plastica. Spesso il compito di noi designer è proprio quello di assecondare tale natura. Personalmente lavoro bene con tutti i materiali: il metallo mi affascina perchè è qualcosa di ancestrale, è pieno di luce. Ma anche il legno, di cui abbiamo parlato nel talk, è straordinario: quando lo tagli continua a vivere. Abbiamo visto immagini di alberi, di legni che hanno inglobato altri oggetti o che hanno sviluppato delle escrescenze, come fossero malati. Persino la plastica sembra quasi un essere vivente perchè si degrada, scolora, muta.
Da dove trae la sua ispirazione?
L’ispirazione per me non è quella della visione romantica dell’artista. In linea di massima, trovo ispirazione nei luoghi dove riesco a rilassarmi, anche sotto la doccia, e poi i posti dove si acquistano prodotti per il bricolage, forse perché vedere dei bulloni o un pezzo di materiale grezzo stimolano la mia immaginazione e mi inducono a volerli usare per trasformarli in qualcos’altro.
Il mio intervento di progettazione è spesso determinato dalla necessità di risolvere un problema, di offrire funzionalità. È questo che accade con l’industrial design, dove forma ed efficienza devono fondersi. È quanto accaduto, ad esempio, nella creazione di un battipanni in plastica, studiato per superare un inconveniente: spesso, quelli più diffusi, volavano via dalle mani di chi li utilizzava.
Frida, sedia in legno curvato 3D, Pedrali, 2008
L’idea risolveva un problema che era emerso osservando mia madre. Per questo ho ricercato una forma che, pur nella sinuosità del prodotto, consentisse di creare una maniglia per non perdere la presa del battipanni. È solo un esempio dei lavori creati con l’utilizzo dei materiali, per renderli performanti e funzionali.
Come ha creato i prototipi dei suoi lavori?
La mia non è solo progettazione. Sono partito dalla manualità, forse avrei dovuto fare lo scultore. Il mio modo di lavorare è fatto di sperimentazione, di tentativi, di prove che confutano o confermano una teoria, un’idea. Procedo come nell’antico metodo scientifico fatto di prove, di osservazione, di esperienze.
La ricerca della funzionalità fa dunque parte del suo lavoro. Riguardo al design degli infissi, cosa è possibile fare, secondo lei?
L’infisso è un oggetto che deve ancora maturare e sul quale c’è ancora da fare. Intendo dire che credo che ci sia ancora spazio per creare qualcosa per un oggetto che ha una funzione primaria, che è quella di assicurare la luminosità degli ambienti. Gli architetti quindi possono fare ancora molto per disegnare qualcosa che oltre che funzionale sia anche esteticamente interessante.
Galileo, telescopio in legno curvato, Palomar, 2009
Cosa le piacerebbe disegnare?
Qualcosa che non ho mai disegnato prima, o che nessuno, prima di me, ha mai disegnato. Potrebbe essere addirittura un carro funebre perchè, in fondo, bisogna anche divertirsi!
Nella cover, PickUp, macchinina in legno per bambini, Tobeus, 2008